Casa a Colori Dolo

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Cenni storici sulla “Casa di Dolo”

Casa a Colori di Dolo

L’edificio destinato a diventare la nuova “Casa a Colori” di Dolo sorge appena fuori del centro abitato del capoluogo in direzione sud: percorrendo la strada per Camponogara, al civico uno di via dei Frati, si incontra sulla destra questo notevole complesso architettonico di impianto cinquecentesco.

In realtà fino agli anni sessanta, prima cioè della costruzione della Provinciale Dolo-Camponogara, l’arrivo al “Palazzo delle Monache” avveniva transitando la stradina tuttora esistente che prese il nome dalla presenza di questo immobile sorto in origine come monastero; via Monache, laterale di via Argine Sinistro, strada che porta a Sambruson, nel tratto ad ovest della Provinciale ha assunto in seguito la denominazione attuale di via dei Frati: il cambio di proprietà avvenuto nella seconda metà del ‘900 ha influito sulla toponomastica.

Queste primissime informazioni desumibili da una semplice analisi dei nomi della strada che porta all’edificio ci fornisce già un dato di partenza: per tanti anni il complesso ha avuto una funzione tale da creare notorietà e importanza significative nel territorio circostante.

Ancora oggi dagli abitanti della zona la casa viene identificata come “Casa dei Frati” o per i più anziani come “Cason dele Muneghe”.

Per contro, non trattandosi di un fabbricato nobiliare e per giunta essendo collocato in posizione relativamente lontana dal Naviglio del Brenta e dalle sue dimore patrizie, la storiografia brentana non si è mai occupata di questo edificio nella pur estesa bibliografia esistente che riguarda la Riviera del Brenta e le sue ville; e se troviamo delle citazioni sono semplici note prive di notizie approfondite e di rimandi a documenti di archivio

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Questa mancanza di interesse ufficiale è ancora figlia di una vecchia cultura, anche architettonica, che privilegiava la conoscenza e la tutela del monumento, della villa, del singolo capolavoro rispetto a quel tessuto di base definibile come “Edilizia minore” che conforma e caratterizza un intero territorio e il suo ambiente costruito.

Perciò l’attenzione verso questo testo architettonico finalizzata alla conservazione e ad una conseguente destinazione d’uso “compatibile” va nella direzione di una rinata e ormai diffusa coscienza della tutela dei beni culturali, anche minori.

L’edificio, relativamente ai passaggi di proprietà, nasce dunque come dimora di campagna di un ordine monastico femminile, presumibilmente intorno al XVI secolo: fin dal medioevo nel territorio si erano insediati numerosi nuclei di religiosi che nel tempo acquisirono possedimenti un po’ ovunque. Si tratta di ordini i cui monasteri centrali si trovavano nelle città di Padova e Venezia e, per le necessità di approvvigionamento, avevano bisogno di punti di produzione e rifornimento nelle campagne

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La mole del fabbricato giustifica senz’altro tale funzione, tipologicamente individuata nelle forme della casa rurale veneta; anche se da questo tipo edilizio di base si distacca per molteplici soluzioni costruttive e architettoniche che rendono l’edificio per certi versi una eccezione nel vasto panorama di costruzioni rurali della zona, purtroppo quasi mai conservate integralmente.Esterno Casa a Colori Dolo

Le trasformazioni subite nel tempo, non ci impediscono di leggere oggi la forma dell’impianto originario in tutto simile al classico schema della casa colonica evoluzione diretta dell’architettura dei casoni: un grande portico a doppia altezza con tre aperture ad arco a pieno centro rivolti a sud, ora tamponati, distribuisce spazialmente la parte rustica della casa con la stalla posta a nord, locali di deposito (forse l’alloggio del bovaro) posti ad ovest ed il fienile al piano primo; la parte abitativa, collegata al portico centrale, è invece sul lato est ed è distribuita a sua volta da un altro portico alto un solo piano con cinque aperture ad arco, sempre a tutto sesto. Nell’abitazione, che potremo definire la zona “nobile” del complesso, si trovano al piano terra la cucina, una camera, la cantina e l’atrio contenente la scala che conduce al primo piano delle camere.

La presenza di un portico a due ordini sul fronte sud è tipica di edifici di dimensioni notevoli denominati “masserie” che, gestite in forma mezzadrile, conducevano una vasta pertinenza di terreni agricoli

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Le masserie erano solitamente costituite da soli due piani fuori terra e raramente in origine prevedevano camere al piano primo destinato esclusivamente a granaio e fienile.

Tali considerazioni di carattere tipologico portano ad una prima conclusione: la così detta Casa delle Monache rappresenta una variante rispetto allo schema descritto della casa rurale-masseria e con la presenza di un ulteriore piano al secondo livello, destinato a granaio e deposito, va a connotarsi di caratteristiche più proprie delle costruzioni tipiche di altri contesti geografici, ad esempio delle campagne del Portogruarese, per rimanere in ambito veneziano.

In sintesi potremmo definire il nostro fabbricato un esempio di trasformazione di casa rurale veneziana in edificio colonico con una concezione generale assai razionale, completamente squadrato e lineare nei fronti privi di soluzioni decorative, ad eccezione della cornice di coronamento superiore. Appare evidente che il grande magazzino del sottotetto al secondo piano, con la copertura in capriate lignee composte palladiane e travi di solaio a tutta luce, testimonia per forma e dimensioni la funzione di stoccaggio di prodotti agricoli in quantità di molto superiori rispetto al numero di abitanti della casa.

Una serie di trasformazioni hanno nel tempo modificato in particolare le forometrie del fronte sud e la distribuzione spaziale interna: alla chiusura dei tre grandi archi ha fatto seguito la divisione in altezza del grande portico con la realizzazione di un nuovo solaio e di una nuova serie di finestre per illuminare le stanze ricavate. Questo intervento ha contribuito a definire quell’aspetto di grande palazzo di campagna che tuttora ci appare osservando la costruzione da sud.

Con ogni probabilità tali interventi si possono datare negli anni a cavallo tra XIX e XX secolo, periodo in cui l’edificio era diventato di proprietà di qualche famiglia della zona: il passaggio lo si deve quasi sicuramente ai primi anni del 1800 con la proprietà della famiglia Piovene e successivamente della famiglia Franchin.

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A questa primo livello di considerazioni di carattere tipologico e storico, possiamo ora aggiungere una ulteriore serie di riflessioni di carattere morfologico e relativi all’arte di costruire, con la finalità di confermare le note di variazione che definiscono questo edificio se non unico, quantomeno diverso a confronto con altre costruzioni della zona.

La presenza al piano terreno di locali voltati con delle volte a crociera tardogotiche in mattoni, è un primo segnale di sapienza e modalità costruttive non tipiche dei fabbricati rurali. Allo stesso modo è degna di nota la presenza di un rosone circolare, traforato con cornice a dentelli in pietra di Nanto, nel portico della parte nobile; elementi sempre in pietra di Nanto ed in pietra d’Istria si ritrovano come stipiti ed architravi inseriti nelle porte che danno sul portico al piano terreno e nel salone di distribuzione al piano primo della zona abitativa originaria.

Come accennato, dopo almeno centoquaranta anni in cui la casa è stata condotta dai privati, a partire dal 1947 è ritornata di proprietà di un ordine religioso che tuttora ne è l’attuale proprietario: la “Provincia Veneta di S. Antonio dell’Ordine dei Frati Minori”; in realtà alcuni Frati Minori erano presenti nella casa di via Monache già dal 1942, come sfollati a causa del conflitto mondiale.

A partire dagli anni settanta, in seguito al trasferimento della loro tipografia veneziana in terraferma, in uno stabile che si trova proprio in via dei Frati, è nata la necessità di ospitare un numero maggiore di religiosi impegnati nei lavori tipografici. A questo scopo vennero avviati una serie di lavori di risanamento e ristrutturazione interni all’edificio, in particolare con la costruzione di una nuova scala che conduce dalla zona della vecchia stalla, al piano primo delle camere.

Nel tempo sono stati costruiti dei magazzini esterni sul lato nord, accessibili dalla corte di accesso di via dei Frati e addossati alla grande mura di recinzione in muratura che circonda tutto il fabbricato.

Nel corso degli anni ottanta, venuta a diminuita l’esigenza di manodopera legata all’attività di stampa i Frati Minori lasciarono la casa mantenendone la proprietà e continuando ad usarla come magazzino per il deposito delle “questue”, rimaste in uso ancora oggi.

Al 1986 risale il contratto di comodato d’uso con la “Comunità Incontro” di don Pierino Gelmini con il quale la casa viene utilizzata come alloggio comunitario per giovani in percorso di recupero: la componente ergoterapica prevista dai programmi della comunità è stata alla base di tutta una serie di interventi di manutenzione e ristrutturazione dell’edificio che nel complesso hanno consentito di limitare inevitabili fenomeni di degrado materiale e funzionale.

L’intervento più consistente, affidato ad una impresa edilizia, è stato l’installazione di un ascensore nella zona ovest, per collegare i tre piani della casa, con la conseguente chiusura di alcune aperture della facciata esterna.

L’attività della “Comunità Incontro” è proseguita fino al dicembre del 2001, quando il comodato si è ufficialmente concluso. Da quel momento la casa è ritornata alla piena proprietà dei Frati Minori ed è rimasta praticamente inutilizzata fino ad oggi con l’effetto dell’interruzione di qualsiasi intervento manutentivo: ciò ha creato un quadro di futuri lavori di recupero che rischiano di assumere il carattere di urgenza anche a breve termine.


Il 5 luglio 2007 sono iniziati i lavori di ristrutturazione dell’edificio “Casa Maria” in via dei frati 1, già della provincia francescana dei frati minori e oggi proprietà della “Fondazione La Casa” di Padova.

L’edificio, chiamato “Casa a Colori” Dolo si inserisce nel circuito delle Case a Colori, strutture di accoglienza temporanea per persone in difficoltà abitativa.

Casa a Colori prima della ristrutturazione

Casa a Colori Dolofronte-ovest-inizio-lavori-con-grufronte-sud-inizio-lavori

Vedi anche il sito: www.casaacolorivenezia.com